giovedì 7 luglio 2016

Padre



[fonte]

S'andava d’estate,
col favore del rezzo,
allo scuro verso le rive
che avvistarono i Lidi;
s'impuntava mio padre,
a Erodoto conforme:
dalla terra d’Aracna,
lì scampati radicarono 
a figliare gli Etruschi,
che aggiogarono gl'Umbri.

***

Crebbi e disertai
quei viaggi notturni,
quand’ebbe mio padre
l’episodio d'emottisi.
Crollò la teoria
della migrazione,
le analisi d'ossa
sostennero Dionigi;
in essi non scorse
diafani ricordi d'epopee,
né stinte tradizioni
e li scrisse nativi.

martedì 5 luglio 2016

Tele




 [fonte]

Gli ecosistemi deserti,
che serbano equilibrio,
morti,  loro condona
un sobrio divenire
la pena ch’è dei giusti,
scomparire, finché freme
il gioco degli opposti.

Nei luoghi grevi,
necessari e antropici,
trovi appresso armadi
tipici rigonfiamenti d’intrichi,
lidi in tele polverose,
trucchi impermanenti,
intime nebulose,
spenti lamenti e limbelli
di mosche dai giorni erose.

mercoledì 22 giugno 2016

Sentieri





S’incidono i sentieri
a seguitar le peste,
le mulattiere lacerano
le selve e scalpicciano
cavalli e somière,
lungo i basalti
saldati a brecciolino.
Nella neve svaporano
i passi o nel deserto,
per le creste mobili,
nudibranchi aridi,
avanzano stolidi,
tendono a più punti
nei giorni senza un fine;
lì serve riandare,
come gli scarabei,
a lume di stelle
ritrovano il covo.


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domenica 19 giugno 2016

Formica di fuoco



Vedi le formiche di fuoco,
paventando le piogge
guadagnano l’altura
della quercia
o del cedro rosso.
Onde superare
l’alluvione intrecciate
in fibra s’aggrovigliano
e la zattera intessono
a custodia di regine,
di larve, fattesi olio
si narra di vitelli
cui la gola straripa
d’un esercito colato
nel muso a spolpare,
e peggio queste forse,
o parenti loro chiusero
il libro dei Buendia. 

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lunedì 13 giugno 2016

Pianure


Sogliono certuni
detestare la pianura
e la retta sua statica
tensione abbonacciata,
eppure il bifolco, solo,
come il lupo di mare
ne avvista lontano
l’incresparsi delle spighe.
Tu pure assimilavi
pianura a semi-pianura e collina,
così affermavi ad onta
del saper di geologia,
a significar d’aborrire
anzi il declivio, l’erta
inconcepibile, che scema
e fonde nelle tavole
d’erba medica e poi grano,
nel soverchio paglierino
che vivifica la luce
cobalto dei nubifragi. 


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mercoledì 8 giugno 2016

Paris



Nel girandolare au Marché,
non s’è mai scioperati;
con dovizia rovistammo
fra le foto della Francia
liberata e ritoccate
con le tinte innaturali:
auto scevre d’ogni sfumature,
a sancire lo schierarsi
persino degli ombrelli
dentro i luoghi balneari.

Nel mercato che fu
degl’orfani rossi,
e San Paolo testimonio
il rosso lo pose
remotissimo a confine
di cristiana carità,
olezzavano i creoli
boudin e le crocchette
di patate giapponesi.

Poi che cerchi?
Dove frughi passate
le gravi meraviglie
dei musei ed incontri
orde di ratti sulle sponde,
gli epigoni franchi
dei topi impagliati
nelle trappole d’Aurouze?

venerdì 3 giugno 2016

A R.N.



Ti figuro quando
esplose la banca
e contavo sei mesi:
nel tinello sgomenta,
il cane a guaire attenzione,
dove nonna appestava
d’aria cotta e zucchine,
perlustrava la tamia
fino in forno e sentivi
del pane i sacchetti frusciare,
rammento il tavolaccio
su cui mi coricavo
per seguire i caroselli;
avevi i gomiti tremanti
lì poggiati a vomitare
sulla fòrmica il cuore.

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