Oggi, su Interno Poesia, compare il sottoscritto, con una poesia da Wunderkammer. Grazie di cuore!
venerdì 4 agosto 2017
mercoledì 2 agosto 2017
Due cimiteri militari
I.
Si apre sconfinata,
dei gusci la distesa
di bivalvi scardinati:
il caos, le cappelunghe,
alcune le inquadra
in laconiche righe,
l’omaggio minerale
al cimitero americano.
L’altre che i gorghi
dell'onde l’incrocia,
infinite, frantumate,
creano giustapposte
orazioni del mare,
a mezzo miglio dalla costa
risucchiato per prodigio
e planetaria congiuntura.
II.
Dalle falesie cui piovve
addosso l’inferno probo,
(un poco la bruma dirada),
avvistarono più navi
nella flotta, della conta
di due intere divisioni.
Oggi sono scure croci,
li confina l’autostrada.
Smunti e giovani fanti,
le divise larghe, buffi,
nei giorni di routine,
latte si compravano
al villaggio fra i sorrisi;
burlavano le donne
di bottega quei pischelli,
gl’invasori di Colleville.
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Si apre sconfinata,
dei gusci la distesa
di bivalvi scardinati:
il caos, le cappelunghe,
alcune le inquadra
in laconiche righe,
l’omaggio minerale
al cimitero americano.
L’altre che i gorghi
dell'onde l’incrocia,
infinite, frantumate,
creano giustapposte
orazioni del mare,
a mezzo miglio dalla costa
risucchiato per prodigio
e planetaria congiuntura.
II.
Dalle falesie cui piovve
addosso l’inferno probo,
(un poco la bruma dirada),
avvistarono più navi
nella flotta, della conta
di due intere divisioni.
Oggi sono scure croci,
li confina l’autostrada.
Smunti e giovani fanti,
le divise larghe, buffi,
nei giorni di routine,
latte si compravano
al villaggio fra i sorrisi;
burlavano le donne
di bottega quei pischelli,
gl’invasori di Colleville.
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sabato 29 luglio 2017
Pareidolia
E' online, dal 19/07/2017, su Poetarum Silva, la mia recensione di Pareidolia, libro di Alessandra Romagna e Elvio Ceci.
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giovedì 13 luglio 2017
Fetonti
La scaramuccia in volo
tra fetonti e fregate- predano queste
all’altro il pesce in gozzo –
nell’icastico quadro,
svolazzano avvinti
o pende il minore
dal becco preso,
per le piume timoniere,
ai Caraibi stempera
il fardello della madre;
invitta ritorna a pescare.
martedì 11 luglio 2017
Al Glicine
Figuro tutti bambini,
nella bolla d'inerte
presente dove attorno
procombe ed insorge
nuovamente ogni cosa,
ma sempre indifferenti,
a sfiatare noi s'andava
su per la china, al Glicine fino,
ansando per succhiare
l'ambito ghiacciolo.
A lasciare che affacci l'idea
(di sotto romba la Bova)
che poco ne abbasti
e ci soffochi un rivo,
s'opponeva il tritone,
che viscido sguscia
dalla mano nell'acqua
e poi, fluttuando, si posa.
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giovedì 6 luglio 2017
Ode allo scoiattolo
Le
nubi cangiare
o
della tempesta
il fronte immane,
il fronte immane,
l’ascondere
il fine,
già
scocca la sesta,
il mio sprimacciare.
E' morto il mattino,
tinniscono calici.
A Febo, che l’ombra
il
meriggio dileggia,
s’occultano
l’oboli
al
genio quercino.
Con
minuzia cernevi
al
tuo lares nocciole,
(la
coda bilancia
il
capino che salta):
lo
scoiattolo suole
stiparle
nei covi.
Rampica
scorza,
sul
ciliegio saetta,
contropeso
perfetto,
di
frutta succosa,
all’estrema
gravezza,
prevale
la forza.
Dice
in frescura
quatto
ripari:
procurasi
scuro,
il
sole velando
ritorta
la coda
e
disseti l’arsura.
Imbandisci
l’altare,
con
aridi semi,
le
polpe vermiglie,
i
segni dei sessi
d’ambienti
silvani,
l’incensi
a bruciare.
Al
buio trasmuti:
il
pelo rosseggia,
morbido
spunta
lo
sciuride istinto
e
già quasi albeggia,
due
denti forzuti.
Martora,
gatto
e
sospesi rapaci.
Balzi
nel prato,
depredi
noccioli,
ghiande
procaci,
diffidi
d’un ratto.
T’accucci
nei nidi,
profitti
d’assenza,
perlustri
alti rami,
ti
slanci all’abete,
bestiale
possanza,
gli
uccelli tu irridi.
Risale
coscienza,
al
pulsar di ragione
dolorano
gli arti,
traballi
stordita,
di
calda magione
la
lungimiranza.
Le
nubi cangiare
o
della tempesta
il fronte immane,
il fronte immane,
l’ascondere
il fine,
già
scocca la sesta,
il mio sprimacciare.
E' morto il mattino,
tinniscono calici.
A Febo, che l’ombra
il
meriggio dileggia,
s’occultano
l’oboli
al
genio quercino.
lunedì 3 luglio 2017
Madrigali per Paolo
A Paolo Villaggio
I.
La voce
della luna,
che
barbuglia dai pozziè nitida pei matti.
Addita direzioni
e consigli ammicca,
rinfocola complotti.
Catturata, altrove
bisogni storna sogni.
II.
Nel mondo di
Buzzati,
pentito alla
valanga,lo vidi a scavare.
Ischerzo fu del vento,
mangiare Benvenuto
per mondarti il cuore.
Pacificato muore,
al bosco mai voluto.
III.
Tira il baraccone,
Ginepro (detto Dieci),
di magri pugnatori.
Tutto cade a pezzi,
puntando per Firenze,
i biondi ritirati.
Per fame lì si boxa
contro gli alleati.
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