giovedì 28 gennaio 2016

Argilla




 [fonte]

Ammaliò il tradimento,
sì da vendere un Dio
e prim’ancora
dell’avvento di Malkuth,
esso ruppe le armonie;
sicuro vestì d’aria
dopo la cacciata,
quella tensione immota,
che nondimeno fece
Dylan mostrarsi
elettrico a Newport,
se già ne incisero
racconti per fissare
le tradizioni orali,
avanti degl’inchiostri.

venerdì 22 gennaio 2016

Mickleburgh





L'inverno a Bristol,
calata la pace,
altèro e siderale
ruminò i pezzenti;
brinava loro
l'alito in trachea
e gli spilli di ghiaccio
(non esistono scevri
da ogni arbitrio,
se non in Kolyma)
squagliavano in gola
al crocchio fortunato
che s'accozzava in strada,
bruciando l'armadio
depredato, la botte,
i largiti pianoforti.

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sabato 16 gennaio 2016

Artico




Ho visto inabissare,
che il narvàlo spira,
ultimo il corno
rivolto all’aurora
e dal dorso gli squarci 
sfiatare il soffio 
sui ghiacci a levante.
Laggiù dove insorge 
tenue la lunga mattina,
perduti gli arpioni,
s’adunano i morti.


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lunedì 4 gennaio 2016

Al primo ponte




[fonte]

Eppure, ancora,
Io t’attende, nomato
il Bosforo e sgravata
da Epafo è donna
d’Egitto, profuga,
ava di Menfi e di Libia.

Or tu ammiri da Galata,
beccheggiare il mastodonte
d’Asia barrire sfilando
solenne al primo ponte,
rammemora ch’ella
giovenca lì fuggendo
il tafano nuotò.

sabato 26 dicembre 2015

Stramonium



Qui ci s'attarda
all'abaco, al computo,
ad ogni tramonto che
assomma tutto a sé.
Vedi, come s'involge
la canna di gomma,
è verde al buiare,
si levano sciami dalle
prose verdeggianti,
cacciano a sera,
che vivono questi
da qualche ora prima
- l'indomani è per loro? -
poi tende le campanule
lo stramonio, l'acquoso
ed il mortale sonno
degli avi profuma.

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giovedì 24 dicembre 2015

Due poesie sull'ebbrezza




I.
Alla crapula inclini
degli straviza disse
i russi Marco Polo;
le dame rubizze
dal calore e dall’ebbrezza,
segno non davano,
rotonde di cervogia,
d’alzarsi per pisciare
e per pagar la sbornia
lasciavano ceduti
allora i propri figli
in pegno graziando
i sozzi mariti. (1)

II.
Passò anche la provincia
d’Oscurità chiamata,
oggi è la Siberia
e non ci scrisse Polo,  
che a guisa delle renne
del fungo l’orina
propria si beveva,
o dei compari per godere
dell’agarico muscario 
lo scarto e rinvenire
al volgo l’ebbrezza
e allo sciamano. (2)

(1)   Marco Polo, Il Milione, cap. CCXX
(2)   The fly-agaric among the Chukchi (W. G. Bogoraz)

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lunedì 14 dicembre 2015

Folaghe



Anche pativano le folaghe
d’essere canoniche
nei giorni di magro
(le racconta l'Artusi,
a migliaia in un giorno
nei pressi di Pisa,
dibattersi vinte nel lago,
con carni modeste
ma beffarda abbondanza)
e tramontati gli scempi
le scovo alla banchina,
dove muore la corrente
anelando il riposo e la mollìca,
a rallegrare i posteri
di nemico lignaggio.

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