giovedì 20 aprile 2017

giovedì 6 aprile 2017

Ai morti della Fortezza




Certo è che tu, Tartaro,
attendato nel deserto
triangolo, visibile dalla
prima ridotta, scaldavi
the del regno nordico
e posticce le luci brevi
alla notte infiammavi
a gabbarli per gl’anni.

***

Erse la Patria giammai 
scritti obelischi ai caduti
di pace, ed eccoli allora:
come stocco duro al primo
strato di nevi Angustina.
E’ assiderato nel prender
la cresta e, pochi, strappare
i metri d’orgoglio e confine.

***

Dal Moretto Lazzari prese
un colpo, perché scaduta
la parola d’ordine mentre 
l’arcano nero acciuffava
d’un cavallino comparso,
fissato che fosse il proprio,
palesato dal nulla lontano,
dal siderale niente remoto.

***

Drogo, ammalato d’attesa
(già sul gradone l’artiglieria),
nella camera d’una locanda,
soppesa che non da soldato
muore, ma saldo s’aggiusta
al buio il colletto e nascosto
egli sorride, nessuno lo vede,
non sorge la luna, che indugia.


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sabato 1 aprile 2017

Poesie dalla Puglia - III - I neri



I neri l’incontri
ancora per strada;
non sono azzimati,
s’abbigliano sempre
a cavallo fra il fante
e il civile, ma l’occhio
sinistro quando saluta
ti scruta un po’ torvo,
prede che sono del mal
seducente dell’obbedire.

***

Quando s’incappellano,
accampando il diritto
di schiacciarne diversi,
forti di giunte sorde
allo svolgere del tempo,
s’adunano i cordoni
di polizia e sciamano
sul luogo i giornalisti,
a scrivere di come
la storia s’impantani,
nel tacco, coi fascisti.

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venerdì 31 marzo 2017

Poesie dalla Puglia - II - Gonzalo di Cordova



I casati spagnoli,
(tutt’oggi li conosci
dai palazzi del rosso
mattone della casa
cantoniera, che rompe
il bianco svavillìo
dei vicoli al centro),
da Napoli calati
a mungere la valle,
impaludar le coste,
ad ergere bastioni
e vegliare sui mori,
vi portarono seco
in fronte la pietra
incistata ed il senno,
che claudica tanto
da barattare donne
con ricche masserie,
singhiozzò per primo
a Gonzalo di Cordova.

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mercoledì 29 marzo 2017

Poesie dalla Puglia - I - Le Quarantane




[fonte]

Hanno sguardi a morto,
le Quarantane appese,
indifferenti ai fatti
umani e inanimati
guardiani a difesa
dei precetti pasquali,
impiccate sorridono.

***

Stringono i fiaschi
e le grattugie fino
alle contrade sperse,
negano fra i coni,
cippi dell’ascesi,
alle gole in fiamme
di voluttà i pani.

***

Si temprano piano.
L’annate peggiori
ghiacciano e le nevi
sciolte le imbevono,
asciugano e cotte,
da più primavere,
s’incalliscono dure.

***

Quando trapassa,
l’unico Agnello,
il sepolcro la Pasqua,
miti loro scendono
la forca e gl’ingordi
le menano, sparano,
se paghi le bruciano.

lunedì 20 marzo 2017

martedì 14 marzo 2017

Spinoza



Quando morì Spinoza,
e codesto cianciare
sussurrato a mente,
neppure si sottrae
all’intelletto vivo,
(nessuno lo smentì
quindi resta fermo
il suo convincimento)
il medico d’Olanda
s’intascò un ducatone,
spiccioli e un coltello
dal manico d’argento.

***

Lui, si riferisce,
ammannì la fine
ai padroni di casa,
loro disponendo
che alcuno pastore
lo cogliesse sopito,
e forse gli fu l’oppio
migliore delle preci,
mancate alle morti
precedenti che l’uomo
incontrò numerose,
prima d’esser salma.