giovedì 13 luglio 2017

Fetonti




La scaramuccia in volo
tra fetonti e fregate
- predano queste
all’altro il pesce in gozzo –
nell’icastico quadro,
svolazzano avvinti
o pende il minore
dal becco preso,
per le piume timoniere,
ai Caraibi stempera
il fardello della madre;
invitta ritorna a pescare.


martedì 11 luglio 2017

Al Glicine



Figuro tutti bambini,
nella bolla d'inerte
presente dove attorno
procombe ed insorge
nuovamente ogni cosa,
ma sempre indifferenti,
a sfiatare noi s'andava
su per la china, al Glicine fino,
ansando per succhiare
l'ambito ghiacciolo.
A lasciare che affacci l'idea
(di sotto romba la Bova)
che poco ne abbasti
e ci soffochi un rivo,
s'opponeva il tritone,
che viscido sguscia
dalla mano nell'acqua
e poi, fluttuando, si posa.

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giovedì 6 luglio 2017

Ode allo scoiattolo




Le nubi cangiare
o della tempesta
il fronte immane,
l’ascondere il fine,
già scocca la sesta,
il mio sprimacciare.

E' morto il mattino,
tinniscono calici.
A Febo, che l’ombra
il meriggio dileggia,
s’occultano l’oboli
al genio quercino.

Con minuzia cernevi
al tuo lares nocciole,
(la coda bilancia
il capino che salta):
lo scoiattolo suole
stiparle nei covi.

Rampica scorza,
sul ciliegio saetta,
contropeso perfetto,
di frutta succosa,
all’estrema gravezza,
prevale la forza.

Dice in frescura
quatto ripari:
procurasi scuro,
il sole velando
ritorta la coda
e disseti l’arsura.

Imbandisci l’altare,
con aridi semi,
le polpe vermiglie,
i segni dei sessi
d’ambienti silvani,
l’incensi a bruciare.

Al buio trasmuti:
il pelo rosseggia,
morbido spunta
lo sciuride istinto
e già quasi albeggia,
due denti forzuti.

Martora, gatto
e sospesi rapaci.
Balzi nel prato,
depredi noccioli,
ghiande procaci,
diffidi d’un ratto.

T’accucci nei nidi,
profitti d’assenza,
perlustri alti rami,
ti slanci all’abete,
bestiale possanza,
gli uccelli tu irridi.

Risale coscienza,
al pulsar di ragione
dolorano gli arti,
traballi stordita,
di calda magione
la lungimiranza.

Le nubi cangiare
o della tempesta
il fronte immane,
l’ascondere il fine,
già scocca la sesta,
il mio sprimacciare.

E' morto il mattino,
tinniscono calici.
A Febo, che l’ombra
il meriggio dileggia,
s’occultano l’oboli
al genio quercino.


lunedì 3 luglio 2017

Madrigali per Paolo




A Paolo Villaggio


I.
La voce della luna,
che barbuglia dai pozzi
è nitida pei matti.
Addita direzioni
e consigli ammicca,
rinfocola complotti.
Catturata, altrove
bisogni storna sogni.


II.


Nel mondo di Buzzati,
pentito alla valanga,
lo vidi a scavare.
Ischerzo fu del vento,
mangiare Benvenuto
per mondarti il cuore.
Pacificato muore,
al bosco mai voluto. 


III.

Tira il baraccone,
Ginepro (detto Dieci),
di magri pugnatori.
Tutto cade a pezzi,
puntando per Firenze,
i biondi ritirati.
Per fame lì si boxa
contro gli alleati.

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