mercoledì 26 aprile 2017

Hibernarium



Oggimai la Piralide,
che infuriava sul bosso,
brustolata si estingue,
rea la previa schiusa,
che assalì a centurie
di centurie l’arbusti
e bulimico è l’alito
che l’insetto muove:
la brama del fogliame,
di scagliare agli anni
avanti il battaglione
dei bruchi puntigliosi,
che alla siepe divorò
anche l’hibernarium.

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giovedì 20 aprile 2017

giovedì 6 aprile 2017

Ai morti della Fortezza




Certo è che tu, Tartaro,
attendato nel deserto
triangolo, visibile dalla
prima ridotta, scaldavi
the del regno nordico
e posticce le luci brevi
alla notte infiammavi
a gabbarli per gl’anni.

***

Erse la Patria giammai 
scritti obelischi ai caduti
di pace, ed eccoli allora:
come stocco duro al primo
strato di nevi Angustina.
E’ assiderato nel prender
la cresta e, pochi, strappare
i metri d’orgoglio e confine.

***

Dal Moretto Lazzari prese
un colpo, perché scaduta
la parola d’ordine mentre 
l’arcano nero acciuffava
d’un cavallino comparso,
fissato che fosse il proprio,
palesato dal nulla lontano,
dal siderale niente remoto.

***

Drogo, ammalato d’attesa
(già sul gradone l’artiglieria),
nella camera d’una locanda,
soppesa che non da soldato
muore, ma saldo s’aggiusta
al buio il colletto e nascosto
egli sorride, nessuno lo vede,
non sorge la luna, che indugia.


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sabato 1 aprile 2017

Poesie dalla Puglia - III - I neri



I neri l’incontri
ancora per strada;
non sono azzimati,
s’abbigliano sempre
a cavallo fra il fante
e il civile, ma l’occhio
sinistro quando saluta
ti scruta un po’ torvo,
prede che sono del mal
seducente dell’obbedire.

***

Quando s’incappellano,
accampando il diritto
di schiacciarne diversi,
forti di giunte sorde
allo svolgere del tempo,
s’adunano i cordoni
di polizia e sciamano
sul luogo i giornalisti,
a scrivere di come
la storia s’impantani,
nel tacco, coi fascisti.

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