martedì 27 settembre 2011

Marcello, come here! Hurry up!


"Dentro la Fontana di Trevi, durante le riprese, feci su e giù una notte intera, senza mai inciampare. Marcello invece aveva freddo e così vuotò una bottiglia di whisky. Cadde tre volte. E per tre volte furono costretti ad asciugarlo. Alla fine gli fecero indossare gli stivaloni da pesca sotto i pantaloni".

Fabrizio Roncone intervista Anita Ekberg, Corriere della Sera, 27/09/2011

 
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giovedì 22 settembre 2011

Creazioni


Tuonò la scarabea: 
"Sei un ubriacone, non voglio quella roba! 
Solo nella merda depongo le mie uova!"...
Lo scarabeo faticò a lungo, 
dovendo riportare, dove l'aveva scovata, 
quella bella palletta di merda colorata.

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martedì 20 settembre 2011

Pecoropoli

Oggi ho partecipato ad una riunione di lavoro, una di quelle estenuanti, nella quali si deve solo ascoltare per circa 3 ore. Mentre non ascoltavo, guardavo la tizia che presentava il suo prodotto; mi ricordava l'immagine di un bestiario. Uno di quei volti caprini, o pecorini. Forse più pecorini.
Ho pensato, allora, di scrivere la sceneggiatura di "Pecoropoli", cioè il film che narra di una città (o meglio, una società) dove non si riesce a combinare nulla, a causa dell'"effetto pecora", che domina le menti ovine degli abitanti.
Mi spiego: che so... sto andando a fare un aperitivo con un amico (ah! Vengo sempre redarguito se dico "prendere un aperitivo") e, cammin facendo, incrocio un gruppo di ben tre persone. Siccome noi siamo in due, per "effetto pecora", invertiamo la marcia e seguiamo i tre, quindi diventiamo cinque e niente aperitivo, a meno che anche gli altri tre non abbiano il medesimo intento.
Poi, ovviamente, in cinque notiamo due o tre gruppetti di, che so... sette, otto, sei persone. Allora ognuno dei cinque, seguendo un'ovvio meccanismo di simpatia, si unisce ad uno dei gruppi avvistati, e così via...
Il risultato è una società caotica, improduttiva, priva di relazioni sociali se non effimere e inconcludenti, con grande difficoltà a riprodursi. Un mondo destinato alla catastrofe, al fallimento, governato da un re-pecora,  che s'illude di manovrare  le masse ovine, mentre, mestamente, segue le stesse dinamiche a corte.
Ecco... Beh, grazie alla tipa pecorina.
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domenica 11 settembre 2011

Visioni del futuro


La cosiddetta "Tradizione", che affonda le radici nell'alba dell'umanità, confluita nella Stregoneria moderna, nella Magia che sopravvive al tempo, indica quale tecnica per prevedere il futuro, quella di dormire in presenza di una scrofa (meglio se gravida) o, non disponendone, di una sua immagine o rappresentazione. Va bene, quindi, una foto o una statuetta nella camera da letto, sul comodino.
Ci sono racconti antichi di fuggiaschi che, nascosti sotto il pavimento di legno di una porcilaia, sognano la loro stessa fine, o la fine della vicenda. Sovrani illuminati (illuminati da altri, che reggono il lume) dormono con un simulacro di scrofa e non hanno bisogno, quindi, di scagnozzi che spiano il popolo al mercato, per poi fuggire a Samarcanda, dopo aver incrociato lo sguardo della Morte fra le bancarelle.
Ho voluto sperimentare, ponendo vicino alla mia testa, sul comodino, una fotografia della scrofona domestica di cui sopra. Ho sognato costine. 
Funziona.

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sabato 10 settembre 2011

Trota


Pochi giorni fa era il compleanno del Trota, ma non lo sapevo.
Siccome dovrei vivere in Padania (così dice lui, quando traduce i borbottii del padre), allora temo ritorsioni; se le ronde padane lo venissero a sapere, verrebbero a prendermi a casa, allora scoprirebbero anche che mio padre pesca le trote tutte le domeniche. Ne porta a casa a decine, tanto che mia madre arriva al punto di cucinarle nel riso e come polpette, giusto per variare il gusto, ormai nauseante per me. Mio padre, non ne parliamo. Non le mangerebbe neppure fatte in frappé.
Insomma: tutte le varietà di trota (il Trota compreso) sono per me degli enti incompiuti. La trota (quella che guizza, con le branchie) è un pesce, ma non uno di quelli per cui perdo la testa... si... lo mangio, ma ne farei anche a meno. Il Trota è uguale. E' un essere umano; c'è, esiste, lo sento    dire strafalcioni, ne leggo i pensieri desolanti. In quanto essere umano me lo sorbisco, ma ne farei a meno. Spero che mia madre ne faccia polpette, potrei così digerirlo ed evacuarlo, il Trota.

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sabato 13 agosto 2011

Dimmi con chi vai...


E’ semplicemente inutile cercare di smontare il senso ed il messaggio di un proverbio.
Da dove vengono? Da quale remoto passato? Quale conoscenza ha prodotto queste sintesi, spesso disarmanti?
Io non ho la competenza per affrontare questi temi, ma appare chiaro che dei proverbi siano trascrizioni di leggi naturali e universali, e – per questa ragione – non possono essere sbugiardati.
Tempo fa ne lessi casualmente uno che non conoscevo, stupendo: “attendi il porco alla quercia”. Qualcuno può tentare di smontarlo?
Ora, però, tratto “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”.
Perché il delinquente va coi suoi pari? Perché il potente fa lo stesso? Perché il poveraccio frequenta i suoi simili? E perché il cretino lo imita?
Perché il cacio va coi maccheroni? Perché il burro con la marmellata? Perché il cane va col padrone, ed il padrone col cane? Perché la corda con l’arco?
Pensate che il proverbio tratti solo di rapporti umani? E’ un errore.
Inoltre, anche e soprattutto nei casi in cui la frequentazione si gioca sugli opposti (arco-corda, cane-padrone, ma anche uomo e donna), questo contrasto è sotteso di similitudine.
In altre parole: quando non si comprendono le cause d’una frequentazione, allora si deve affondare lo sguardo, sbirciare “dietro”, “sotto”, e non temere: la similitudine si disvelerà, prima o poi… E non è detto che sia una scoperta piacevole.
Tornando però all’essere umano: non ce n’è… Quando ci si domanda perché due persone si frequentano, quando non lo si capisce, si deve solamente attendere, con occhi aperti.
La similitudine fra i due apparirà. Basta ricordarsi, in quel momento, che il proverbio non può sbagliare, per sua natura, mai.

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martedì 2 agosto 2011

Allevamento disanimale

Della fine del bucentauro non so nulla, anche delle altre creature mitologiche non ho notizie, ma del centauro si! Si è estinto, quando non si conosce, ma l'ultimo è morto non solo nel mito. A parte il De Chirico dell'immagine (è un quadro che mi piace molto), della morte dell'ultimo centauro ne parla anche Saramago, in "Oggetto quasi". Quindi, scimmiottando José, "non ci sarà nient'altro da raccontare". Il centauro non c'è più e lo stesso vale per le creature mitologiche e fantastiche in genere. Ovviamente sto parlando dell'aspetto fisico, materiale. Ciò che rievocano simbolicamente lo si legge ancora nei modi di molte persone.
Comunque: se, dai meandri ancora sconosciuti della nostra conoscenza, dovesse affacciarsi una nuova bestia del genere, molto cattiva peraltro, ma filosofa, molto filosofa, che potesse quindi applicare una cattiveria analizzata, scientifica... se la stirpe di questa bestia dovesse allevarci in gabbia, intensivamente, copiando i nostri sani comportamenti, quindi nutrendoci con sfarinati di origine umana addizionati d'antibiotico, per poi mangiarci in tutti i modi... Allora mi domanderei: visto che, al momento, noi riserviamo tale sorte agli animali, e i loro difensori, che a mio avviso in parte non vaneggiano, affermano che li trattiamo in modo "disumano", allora, fossimo noi in gabbia, le bestie cattive di cui sopra ci tratterebbero in modo "disanimale"?   


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