giovedì 6 luglio 2017

Ode allo scoiattolo




Le nubi cangiare
o della tempesta
il fronte immane,
l’ascondere il fine,
già scocca la sesta,
il mio sprimacciare.

E' morto il mattino,
tinniscono calici.
A Febo, che l’ombra
il meriggio dileggia,
s’occultano l’oboli
al genio quercino.

Con minuzia cernevi
al tuo lares nocciole,
(la coda bilancia
il capino che salta):
lo scoiattolo suole
stiparle nei covi.

Rampica scorza,
sul ciliegio saetta,
contropeso perfetto,
di frutta succosa,
all’estrema gravezza,
prevale la forza.

Dice in frescura
quatto ripari:
procurasi scuro,
il sole velando
ritorta la coda
e disseti l’arsura.

Imbandisci l’altare,
con aridi semi,
le polpe vermiglie,
i segni dei sessi
d’ambienti silvani,
l’incensi a bruciare.

Al buio trasmuti:
il pelo rosseggia,
morbido spunta
lo sciuride istinto
e già quasi albeggia,
due denti forzuti.

Martora, gatto
e sospesi rapaci.
Balzi nel prato,
depredi noccioli,
ghiande procaci,
diffidi d’un ratto.

T’accucci nei nidi,
profitti d’assenza,
perlustri alti rami,
ti slanci all’abete,
bestiale possanza,
gli uccelli tu irridi.

Risale coscienza,
al pulsar di ragione
dolorano gli arti,
traballi stordita,
di calda magione
la lungimiranza.

Le nubi cangiare
o della tempesta
il fronte immane,
l’ascondere il fine,
già scocca la sesta,
il mio sprimacciare.

E' morto il mattino,
tinniscono calici.
A Febo, che l’ombra
il meriggio dileggia,
s’occultano l’oboli
al genio quercino.


lunedì 3 luglio 2017

Madrigali per Paolo




A Paolo Villaggio


I.
La voce della luna,
che barbuglia dai pozzi
è nitida pei matti.
Addita direzioni
e consigli ammicca,
rinfocola complotti.
Catturata, altrove
bisogni storna sogni.


II.


Nel mondo di Buzzati,
pentito alla valanga,
lo vidi a scavare.
Ischerzo fu del vento,
mangiare Benvenuto
per mondarti il cuore.
Pacificato muore,
al bosco mai voluto. 


III.

Tira il baraccone,
Ginepro (detto Dieci),
di magri pugnatori.
Tutto cade a pezzi,
puntando per Firenze,
i biondi ritirati.
Per fame lì si boxa
contro gli alleati.

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giovedì 29 giugno 2017

Charcuterie






Vermicolano l'auto
all'angelo, in tondo,
in Bastiglia e fiumi,
curiosi e idolatri,
in coda alla Chiesa 
di Nostra Signora.

Traveggono i bruti,
dispersi nel tempo,
alla giostra i bambini:
buffo, il Dodo fuggì,
raggiunto, senz’ali,
la propria estinzione.

Gira imperniato,
al cerchio ora muto,
e verdi, giunti da Orly,
ai platani sfidano
i pappagalli l'armata
di uccelli francesi. 

Della giraffa l'eco
d’alta gola recisa
da tubercolosi,
dopo lunga la marcia
dal sud si mostrò;
ne fece dono Mehmet.

Ammanta il silenzio
le cose vissute soltanto:
un pianeta di lardo
è sospeso e dorme
il berretto basco in maiale,
l’andouille attende il bollore.


Abbozzata a Parigi, il 13/6/2017, rifinita oggi.

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mercoledì 21 giugno 2017

Nei giardini



 [fonte]

 
A goder le passeggiate,
nei viali ombrati a rezzo,
del parco Buttes-Chaumont,
o a costa, nel Lucò, della fontana,
(oziose l’ore, strascinate),
s’arguisce del pennello,
il fu leggiadro di Rohmer,
che vi pinse gli acquerelli
della lieve nouvelle vague.

***

Nel lago sormontato
dal Tempio d’Alphand
- di prassi un pescatore
è umbratile nell’ansa
e l’anatre frantuma
l’olmo e la shopora -
si specchia la Sibilla
grazie a saggia dinamite,
all’uso di Haussmann.

***

Alla vasca dei Medici,
(Aci è nell’edicola
cui la firma appose Ottin),
ai platani rinfresca
l’ardente voluttà;
perpetuo pastore  
scolpito nel nicchione
prima di, fonte,
l’infondersi a mare.

Lucò: licenza (I giardini del Lussemburgo - jardin du Luxembourg – sono familiarmente chiamati “Luco”)

domenica 18 giugno 2017

Lankenauta




Il 10 giugno 2017 è stata pubblicata su Lankenauta la recensione di Wunderkammer, a firma Ettore Fobo. Grazie di cuore!

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mercoledì 7 giugno 2017

Alternanze



 
Dal nido l'uccelletti
dipartono e l'ormeggi
il moribondo ritira
nei giorni turbolenti,
d’incessante staffetta
fra tempeste e calura;
altri dice della breve alba,
o pregna l‘alzata Selene,
a tacere feriti sui campi,
le gestanti a chetare.

E’ tutto il tramontare,
lo sconquasso di trasfondersi,
l’uno nel suo opposto,
che abbrivida e impiccia,
che scuote l’indeciso.


(Grazie a mio padre, Antonio, per l’imbeccata)

lunedì 5 giugno 2017

A Bogdan



[fotografia di Antonio Lillo]

 
Impensate le nevi,
Bogdan, ti fiutano,
nari e segugi dell’Est,
compagne dal Giorno
di Dio a vagheggiare
l’attesa tua schiusa.

Sono fiocchi morbosi,
improvvidi bruciano,
s’accalcano all’uscio
gelando la vite, i fiori
tutti e l’erbe acquaiole,
nell’algida loro effusione.

Imprigionali, tu,
nel libro racchiuso
in un libro rinchiuso
in un libro che sfoglio;
timido volto le pagine
in fine peccio di Serbia.